Continua il trend positivo per il mercato delle proteine vegetali, oggi realtà sempre più consolidata nel campo alimentare. Questo è quanto rilevato da Eurispes, l’istituto di ricerca leader in Italia, nel suo articolo pubblicato il 27 febbraio ’23:

Le proteine vegetali rappresentano in maniera sempre più diffusa un’alternativa alle proteine animali. Ciò non solo per la mutata sensibilità dei consumatori in materia di vegetarianesimo e benessere animale, ma anche per i ritrovati alimentari che riescono ad oggi a replicare in maniera molto efficace benefici e apporto nutrizionale delle proteine di origine animale. Secondo la Bva-Doxa, sono ormai 22 milioni i consumatori italiani che scelgono le proteine vegetali, e non solo per la curiosità di assaggiarle una sola volta: il 54% infatti li riacquista, il 21% abitualmente e il 33% occasionalmente. I dati forniti da Unionfood offrono uno spaccato sui prodotti preferiti dai consumatori. Burger, cotolette, polpette e nuggets a base di proteine vegetali sono preferiti dal 57% degli intervistati; il 47% compra invece bevande a base di soia, riso, avena, mandorla e cocco; seguono i gelati e i dessert (25% del totale), mentre i biscotti (22%) sono preferiti soprattutto dagli under 35. Insomma, i prodotti “plant-based” non rappresentano una moda passeggera bensì un cambio progressivo ma convinto nelle abitudini alimentari dei consumatori, considerando che il 54% di chi li assaggia diventa poi un cliente abituale (…) Secondo il Rapporto Coop 2021 “Consumi e stili di vita degli italiani di oggi e di domani” nell’ultimo anno il carrello “green” degli italiani è valso 10 miliardi di euro e circa un quarto delle proteine assunte in Italia è stata di origine vegetale, per un valore di oltre 800 milioni di euro. Il 37,9% delle famiglie ha acquistato alimenti “plant based” e le vendite hanno visto una crescita record: +47% le bevande, +44% i piatti pronti, +35% surgelati, +34% salse e condimenti. Questa crescita non è stata trainata dai consumi dei vegani e dei vegetariani, ma dai milioni di italiani che hanno deciso di ridurre l’apporto di proteine animali nella propria dieta. Il business sugli scaffali è così allettante che numerose aziende hanno investito nel settore della “fake meat”; non solo le pioniere americane Beyond Meat e Impossible Food, ma anche start up di tutto il mondo, fra cui le italiane VeganDelicious e Joy Food, nonché i grandi marchi come Granarolo, Nestlè e Findus. Quello del “plant based” appare oggi uno dei settori più promettenti del comparto alimentare che, secondo i dati di Statista.com valeva oltre 12,8 miliardi di dollari americani nel 2020 e sarà in grado di superare i 35 miliardi nel 2027.

L’aumento del consumo delle proteine vegetali avrebbe delle valenze positive anche sul nostro ecosistema: “La stessa FAO stima che l’industria alimentare sia responsabile di circa un terzo delle emissioni globali di gas serra e che l’80% di queste siano riconducibili alla produzione della carne e dei derivati animali”.

È chiaro che questo trend positivo relativo al consumo di proteine vegetali è frutto di una maggiore consapevolezza da parte dei consumatori unita a una grande scelta di prodotti, oggi largamente diffusi, alternativi alla carne e dei restanti derivati animali. Questi consumi responsabili, che stanno mutando le abitudini alimentari a livello globale, incidono in modo sostanziale sulla sostenibilità e sul nostro ecosistema. I benefici che porterà l’inevitabile aumento di questa tipologia di consumi sarà sempre più visibile e più tangibile sul lungo termine.

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